Ad un certo punto della vita, capita a tutti di fermarsi sul posto e buttare giù un elenco degli scopi da perseguire per realizzarsi: e tutti mettiamo il solito bel lavoro, che faccia guadagnare tanto, faticare poco e sia quanto di più vicino alle proprie passioni personali; poi mettiamo la solita famiglia felice, con un bel pargolo roseo e sano che diventerà ancora meglio di noi; e finiamo con la salute, che ci auguriamo sia di ferro il più a lungo possibile. In parole povere, le solite 3 “S” della società contemporanea, adeguate al nostro “io”. Ok, ognuno di noi ci avrà aggiunto anche qualcosa di suo in questa personale classifica, e magari qualcuno non ha messo una o più di queste 3 “S”. Tutto sommato, però, non credo che le differenze sarebbero così rilevanti. C’è però un problema: la società contemporanea ci consente di realizzare in tempi ragionevoli tutti (o quasi) gli scopi materiali che ci prefiggiamo, e si arriva ad un altro punto della vita, che capita anche questo a sempre più persone, in cui ci si ferma sul posto – magari in un altro posto – e ci s’interroga sul proprio futuro, che d’un tratto sembra non riservarci più nulla.
E’ a questo punto nella vita di Richard Novack che inizia l’ultimo lavoro di Amy Michael Homes, intitolato “Questo libro ti salverà la vita”: con un titolo così e con la premessa che abbiamo fatto, vi immaginerete il solito romanzo dottrinale new-age, ma sapete bene che la new-age lascia completamente indifferente Salva Con Nome perciò non saremmo qui a consigliarvi questo libro se fosse qualcosa del genere.
La vita da salvare al centro dell’opera è quella appunto di Richard Novack, un miliardario americano che vive isolato da tutto e tutti nella sua mega-villa a Los Angeles, tra lusso e comodità, pensando solo a sé stesso. Un giorno viene colto da un malore, forse reale, forse solo psicosomatico, questo non lo sapremo mai, ma da quel momento in poi la sua vita non sarà più la stessa: inizia a conoscere persone di cui prima ignorava l’esistenza, riscopre l’importanza di altre persone che aveva perso di vista e, soprattutto, inizia ad essere coinvolto in una serie di eventi non connessi tra loro che lo trascinano in un vortice surreale e lo portano all’attenzione dei media quasi fosse un novello supereroe, tra frane, incendi e rapimenti. In realtà, questo libro è strutturato come un albero: Richard è solo il tronco, da cui poi partono un’infinità di rami e rametti, che arrivano a comporre un ritratto della società americana contemporanea variegato ed esaustivo. C’è Cecelia, una domestica devota al proprio lavoro ed al proprio datore di lavoro; c’è Anhil, un immigrato indiano che distribuisce ciambelle e pillole di saggezza in egual misura; c’è Cynthia, una casalinga frustrata con la vita a pezzi che cerca di ricostruirsene una; c’è Lusardi, uno strano medico un po’ psicologo dal misterioso passato; c’è Tad, una star del cinema che, invece, vorrebbe vivere come un normale cittadino qualunque; c’è Ben, il figlio di Richard, che incontra il padre dopo anni, mentre sta compiendo il suo primo coast-to-coast in macchina col cugino; c’è Nic, apparentemente un barbone, ma in realtà uno dei più grandi e carismatici scrittori d’America; ci sono anche un sacco di altri personaggi, nonché un cane ed un cavallo, ma non ci dilunghiamo oltre.
Lo stile della Homes è diretto, asciutto: il libro è un susseguirsi sorpreso e sorprendente di scene dalla forte connotazione visiva, quasi una sceneggiatura cinematografica a tratti (infatti si parla già di farne un film nel 2008), intramezzate a brillanti dialoghi ed a divertenti siparietti, ma, attenzione, non c’è nessuna eterogeneità, né cali di tono. Tutto è così ben strutturato che ci si divora letteralmente le sue trecento e rotte pagine.
Lo scopo di questa pirotecnica storia? Imporre al lettore di cercare scopi nella vita che vadano ben aldilà della semplice materialità, di cercarli nella sincerità e nella semplicità dei sentimenti, e di abbandonare frenesia ed individualismo a vantaggio di un bene superiore e comune. Per questo motivo, “ti” salverà la vita: anche tu che leggi sei parte dello stesso universo dove vive Richard e chissà: forse anche tu un giorno diventerai l’eroe di qualcuno! Ed ora, leggiamone l’incipit.
“Se ne sta dietro il vetro a guardare fuori. La città si stende mollemente sotto di lui, avvolta da una coltre di nebbiosa sonnolenza. Bassa pressione. Le nuvole si muovono veloci sopra le colline, sgorgano da crepe e fenditure come se fosse la geografia stessa a mandare segnali di fumo.
Sotto di lui, più in basso sulla collina, c’è una donna che nuota; i lunghi capelli scuri ondeggiano nell’acqua. Il costume è un bellissimo puntino rosso fuoco, un raro uccello esotico in una piscina di azzurro innaturale. Nuota ogni mattina, a stile libero, come un’olimpionica. Lo conforta il suo nuotare, la sua determinazione, il ritmo, la ripetitività, il fatto che lei sia sveglia quando lui è sveglio. C’è un’urgenza in ogni bracciata, come se non potesse fare a meno di nuotare. E’ la sua confidente, la sua musa, la sua sirena.
E’ dietro il vetro; di solito non è qui, non ora. Di solito si alza e sale sul tapis roulant – lui corre e lei nuota. Mentre corre, guarda scorrere l’indice dei titoli, gioca in borsa da una tastiera fissata con una cinghia al tapis roulant, scrive e intanto cammina veloce, piazza le sue scommesse, corregge le sue posizioni, lunga, corta, vede quanto può andare su o giù, cavalca un’invisibile onda elettronica.
Di solito lui, lui di solito. Oggi niente è più come prima, tutto è esattamente uguale a ieri eppure non potrà mai più esserlo.
Se ne sta dietro il vetro. I rumori meccanici della casa lo colgono alla sprovvista. Il ghiaccio si rovescia nel cestello del freezer, la macchina del caffè comincia a riempirsi d’acqua, l’aria esce sibilando dalla ventola gonfiandogli i pantaloni. Un brivido.
“Ehilà?” urla. “C’è nessuno in casa?”
Di solito non se ne accorge. Non si accorge di niente, non sente niente, non vuole. Si sveglia, si mette le cuffie insonorizzanti, va verso il vetro, guarda la donna che nuota e sale sul tapis roulant.
E’ in un vuoto di silenzio, la vita cancellata.”
[copyright © Amy M. Homes, 2006]